Non lo faccio più!

Tutte le assoluzioni iniziano con il rimorso, si nutrono di “non l’ho fatto apposta, credimi”, procedono con la promessa di non farlo più, maturano nella sincera offerta di ricominciare da capo, solitamente accompagnata da inviti a cena spediti a guisa di ramoscelli d’ulivo. L’assoluzione del procuratore generale degli Stati Uniti, Eric Holder, dal pernicioso peccato di avere spiato i giornalisti alla forsennata ricerca delle talpe che fanno imbestialire il suo presidente e amico Barack Obama non dovrebbe fare eccezione.
11 AGO 20
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Tutte le assoluzioni iniziano con il rimorso, si nutrono di “non l’ho fatto apposta, credimi”, procedono con la promessa di non farlo più, maturano nella sincera offerta di ricominciare da capo, solitamente accompagnata da inviti a cena spediti a guisa di ramoscelli d’ulivo. L’assoluzione del procuratore generale degli Stati Uniti, Eric Holder, dal pernicioso peccato di avere spiato i giornalisti alla forsennata ricerca delle talpe che fanno imbestialire il suo presidente e amico Barack Obama non dovrebbe fare eccezione. Dopo settimane di fuoco incrociato per l’intrusione nel sistema dell’Associated Press e per il pedinamento istituzionale di James Rosen – giornalista di Fox News accusato di essere un “co-cospiratore” per avere trovato una fonte governativa che gli ha rivelato certe notizie sui test nucleari della Corea del nord – Holder ha deciso di uscire allo scoperto, di concedere qualcosa ai critici per salvare faccia e poltrona. L’intervista al Daily Beast è il primo stadio di un processo di pace preparato dagli uomini del dipartimento di Giustizia. A Daniel Klaidman dice di essere pentito, promette che non succederà più, spiega al pubblico che ha fatto di persona diverse telefonate al Congresso per sollecitare una legge che protegga i giornalisti, come ha chiesto anche Obama, e infine ha invitato alcuni cronisti di Washington a fare una chiacchierata riparatrice. Nell’intervista Holder appare talmente contrito che si parla di “soul searching”, la fase introspettiva in cui l’inflessibile procuratore ha una crisi di coscienza e viene assalito da sublimi domande sulla giustizia e sul senso dell’universo.
E’ per una sfortunata coincidenza che il progetto di riabilitazione è stato interrotto sul nascere da un’inchiesta della commissione giudiziaria della Camera. Holder è accusato di aver mentito sotto giuramento quando ha detto al Congresso di “non essere mai stato coinvolto” e di non avere “mai sentito” di indagini sulla stampa. L’interrogazione parlamentare in questione riguardava il caso dell’Ap, dove Holder è stato ricusato in quanto testimone sentito dall’Fbi, ma la vicenda di Rosen porta la sua firma. La strada per l’assoluzione pubblica del procuratore è ancora lunga.